Non è solo il cancelliere tedesco Olaf Scholz ad aver frenato sull'invio di truppe Ue sul territorio ucraino. Nel vertice informale d'emergenza convocato all'Eliseo a Parigi da Emmanuel Macron anche la premier Giorgia Meloni avrebbe sottolineato che non è questa la strada da intraprendere. Il dispiegamento di soldati europei in Ucraina viene considerato dalla presidente del Consiglio un percorso complesso, una soluzione poco efficace. Da qui le perplessità. I dubbi anche sul format dell'incontro voluto da Macron erano già trapelati. Perché il convincimento è che non può essere che interlocutorio un vertice il cui formato esclude molte nazioni, a partire da quelle più esposte al rischio di estensione del conflitto. Il 'refrain' è che bisogna includere in una fase storica come questa. Anche perché la guerra in Ucraina l'abbiamo pagata tutti, il pensiero del Capo dell'esecutivo che non ha comunque voluto rinunciare a portare il punto di vista dell'Italia. Per Meloni le questioni centrali rimangono le garanzie di sicurezza per l'Ucraina, perché senza queste ogni negoziato rischia di fallire, avrebbe - secondo quanto si apprende - sottolineato la premier nel suo intervento. Utile, dunque, il confronto ma il ragionamento è che, rispetto al dispiegamento di truppe Ue in Ucraina, vanno esplorate altre strade che prevedano il coinvolgimento anche degli Stati Uniti, perché - la tesi - è nel contesto euro-atlantico che si fonda la sicurezza europea e americana. La presidente del Consiglio, sempre secondo quanto si apprende, avrebbe rimarcato come l'attuale amministrazione americana ha lanciato una sferzata sul ruolo dell'Europa. Ma - avrebbe argomentato - dobbiamo dirci che prima di questa analoghe considerazioni sono state già state fatte da importanti personalità europee
E.B

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